PORTATEMI A CASA
"La vita dell'uomo consiste nell'affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione", ha scritto S. Tommaso d'Aquino.
Quando è sincero con se stesso l'uomo chiede che tutte le cose lo conducano alla verità di sé e del reale, all'Infinito, alla piena realizzazione della vita, a quel "Tu" da cui tutto deriva e in cui tutto si compie, al "Tu-che-mi-fai".
Parole di Giussani: "La ragione non può pretendere di conoscere neanche un pezzetto del Mistero, ma unicamente avvicinarsi al suo calore fontale e alla sua luce originale attraverso insoddisfatte approssimazioni analogiche". Le insoddisfatte approssimazioni analogiche sono tutte le immagini o esperienze che in qualche modo evocano questa risposta ultima, ma non coincidono mai con essa: sono come delle analogie, cioè parole (logos) che rinviano più in su (anà). Così la bellezza di una montagna, o della terra natia, o il volto della donna amata, o la suggestione di una musica che ci apre il cuore... rinviano tutte al Mistero ultimo che cerchiamo.
Country Roads - John Denver
Almost heaven West Virginia,
blue ridge mountain Shenandoah river
life is old there older than trees
younger than the mountains
growing like a breeze.
Country roads take me home
to the place I belong
West Virginia mountain mama
take me home country roads.
All my memories ghater around her
miner's lady stranger to blue water
dark and dusty painted on the sky
Misty taste of moonshine
teardrops in my eyes.
Country roads...
I hear a voice
in the morning hour she calls me
radio reminds me of my home far away
and driving down the road
I get a feeling
that I should have been home
yeserday, yesterday.
Country roads...
Strade di Campagna - Traduzione
Quasi un paradiso, West Virginia, montagna blu Ridge, fiume Shenandoah,
là la vita è antica, più vecchia degli alberi, più giovane delle montagne e cresce come il vento.
Strade di campagna portatemi a casa al luogo cui io appartengo il West Virginia,
montagna materna, portatemi a casa, strade di campagna.
Tutte le mie memorie si raccolgono attorno a lei, dalla moglie straniera del minatore all'acqua blu,
oscure e polverose dipinte nel cielo, desiderio di luce lunare nella nebbia, lacrime nei miei occhi.
Strade di campagna portatemi a casa al luogo cui io appartengo il West Virginia,
montagna materna, portatemi a casa, strade di campagna.
Sento una voce
al mattino che mi chiama,
la radio mi ricorda la mia casa lontana
e guidando per la strada
ho una sensazione
che sarei dovuto essere a casa
ieri, ieri.
Strade di campagna portatemi a casa al luogo cui io appartengo il West Virginia,
montagna materna, portatemi a casa, strade di campagna.
LA THUILE (AO)
10-16 Luglio 2005
Dei giorni assieme per rompere la noia e vivere alla grande... siete tutti invitati.
Chi volesse venire con me mi contatti: zegio.splinder@libero.it
LIBERTA'
Mentre il mondo riduce in tutti il desiderio,
l'incontro con Cristo lo esalta.
E così il nostro cuore è rinnovato,
non tace più, non può più tornare indietro.
"La libertà innanzitutto, la libertà è l'uomo"
Questo è il cristiano
nella storia, solamente un uomo
che può fermare la storia,
può spostare le montagne.

comunque vada...
ANCORA UNA VOLTA
SI RICOMINCIA DA UNO
“Siamo diversi da come eravamo prima del referendum perché, essendo stati mossi, siamo in attesa di qualcosa che prosegue o che sviluppa; la diversità è tutta nel sommovimento accaduto alla nostra coscienza.”
“Il referendum indetto poneva una richiesta storica alla nostra Fede. La nostra Fede è stata provocata a rischiarsi, è stata provocata alla lotta, ma non può essere una cosa eccezionale: ogni cosa è un fatto che pone una richiesta storica alla nostra Fede. Il dinamismo che è scattato con il referendum deve diventare quotidiano perché la Fede è la consistenza del mio io, della mia persona.”
“La presenza fra noi di quel Mistero che fa tutte le cose, in forma umana: è diventato uomo, e questa realtà è fra noi. «Sarò con voi fino alla fine» e niente potrà mai estirpare dalla carne del tempo e della storia questa Presenza. Neanche il tradimento o l’obliterazione che tutti noi facessimo.”
Luigi Giussani, giugno 1981
ED E' VACANZA
Quello che uno vuole lo si capisce da come utilizza il suo tempo libero. Quello che una persona - giovane o adulto - veramente vuole lo capisco non dal lavoro, dallo studio, cioè da ciò che è obbligato a fare, dalle convenienze o dalle necessità sociali, ma da come usa il suo tempo libero.
Se un ragazzo o una persona matura disperde il tempo libero, non ama la vita: è sciocco. La vacanza, infatti, è il classico tempo in cui quasi tutti diventano sciocchi.
Al contrario, la vacanza è il tempo più nobile dell'anno, perchè è il momento in cui uno si impegna come vuole col valore che riconosce prevalente nella sua vita oppure non si impegna affatto con niente e allora, appunto, è sciocco. (Luigi Giussani)

PAPALE PAPALE
"E’ contrario all’amore umano chiudere la propria unione al dono della vita, e ancor di più sopprimere o manomettere la vita che nasce"
Benedetto XVI
FRESCO DI STAMPA
"E' già un uomo colui che lo sarà"
Tertulliano, (155-220 ca.)
IL SORRISO
Dedicato a Kurt Cobain
Una amica, provocata da un commento dal post su "L'albero della vita", mi ha chiesto di pubblicare questo suo racconto. Lei, scrittrice per passione, spera che questa sua prima "pubblicazione" susciti l'interesse di chi tanto ha avuto da ribattere riguardo al già citato post.
Il racconto, come da sottotitolo, è dedicato a Kurt Cobain, al quale lei si ispira nei suoi scritti, citandone frasi ed episodi di vita.
La pioggia scroscia su quella città un po’ surreale, quella città che non accetta i vagabondi, i negri e gli omosessuali. La pioggia scroscia e lava via tutto il sudiciume della mattina, lava i muri imbrattati da qualche vandalo forse poi sbattuto in una qualche squallida cella umida o finito in una qualche topaia a imbottirsi di cocaina o a spassarsela con qualche ragazza che si sente troppo sola. Sul muro di una catapecchia cola la scritta “OMOSESSUALITÀ AL POTERE”, scritta da qualche stronzone pervertito con il cervello imbottito di chissà che droghe. Un cane abbaia al vento e ringhia contro un uomo che barcolla e non bada a quell’ammasso di peli pulcioso. L’uomo, però, non è ancora un uomo, è ancora un ragazzo, un bambino, chissà se ha già raggiunto i venti, chi può dirlo. È lì che barcolla, cade, si rialza, un improbabile Cristo che cade sotto il peso di un’invisibile croce, magari sotto il peso della solitudine o di chissà che altro. Cade e quando si rialza piange, piange come un bambino, come il bambino che è e che non è mai stato; sì, perché come si può essere bambini quando i tuoi litigano, divorziano e ti sballottano di qua e di là, da un parente all’altro. Come si può non crescere troppo in fretta a vivere per strada, sotto un ponte dove strisciano i vermi, pisciano i cani e gocciolano chissà quali nefandezze prodotte dalla città. Quel bambino è uomo ora, ma vuole essere bambino, vuole una madre da abbracciare, vuole un seno da cui succhiare il latte, vuole un padre da cui ricevere una bicicletta. Cade e quando si rialza piange, tende le mani avanti e sussurra al vento “Ehi, aspetta… ho una nuova lamentela… per sempre indebitato per il tuo inestimabile consiglio…”. Il consiglio di qualche amico, un vero amico da ringraziare per aver allontanato da quell’uomo-bambino il dolore del vivere. Ma quell’amico non c’è più e neanche tutti i suoi preziosi consigli del cazzo, finiti tutti all’Inferno, anche lui, anche lui per la vita miseranda che ha vissuto. Si rialza l’uomo, e continua a barcollare, sbronzo di birra, imbottito di cocaina, fradicio e sudicio come un caprone, solo come un cane. Aveva promesso che sarebbe tornato, aveva anche promesso che non se ne sarebbe andato, ma come ci si può fidare di un bambino che vive allo sbando. Se n’è andato e non è più tornato e sta lì in attesa che qualcuno lo raccolga e gli dia un po’ d’affetto. Sta lì e attende, attende un amico che forse non verrà mai, attende un’amica che possa essere adatta a soddisfare i suoi desideri, attende invano che qualcosa accada, come ha atteso per anni. E continua a camminare e cadere e rialzarsi e strisciare e bere le gocce di pioggia e pisciare nei canali di scolo sotto gli occhi dell’indifferenza della gente. E poi a un tratto si ferma, stanco, smette di cercare gli amici e scrive, scrive su un muro, un muro che verrà poi lavato da qualche altra pioggia, una pioggia che lava via il sudiciume della mattina. Lascia un ultimo messaggio così poi se ne può andare in pace, un messaggio che dice “VI AMO TUTTI, ABBIATE CURA DI VOI”, un messaggio che è ancora lì, scolpito nel muro, scavato dalla pioggia. Scrive e poi si siede e guarda la luce di un lampione pensando che sia la luna, da tanto è fatto. La guarda e sorride, sorride ad un altro mondo perché lui si sente di un altro mondo, perché “quando lui era un alieno ogni cosa era diversa”, i fratelli si sorridevano e si amavano. Sorride perché è felice di essere un alieno, di essere un “balordo irrecuperabile” e gay. Un sorriso così bello che anche il cane pulcioso lo guarda e piange e si accoccola ai suoi piedi e lo lecca, gli lecca via le ferite, le ferite interiori, gli lecca via la solitudine. E il sorriso rimane, lì, fermo, immobile, il sorriso che qualcuno molto tempo fa gli aveva chiesto ma che lui aveva rifiutato. Un sorriso che il vento si porta via, un sorriso che anche ora è nell’aria. Un sorriso così bello. Un sorriso. Il sorriso di un bambino.